martedì, 11 novembre 2008 - 00:02
Allucinazioni: sogni
La Perdita

La casa è stata arredata in fretta con mobili di fortuna, tavoli di plastica e brutte sedie. La polvere depositata da un tempo infinito non si è scrostata dai pavimenti e si notano i segni delle spazzole che l’hanno graffiata, per scacciarla e hanno solo disegnato cerchi. Dal secondo piano i lamento della donna, il nano guarda il nonno e sale le scale per sparire dietro una porta. L’uomo con la valigetta si siede in soggiorno, davanti al fuoco di un caminetto acceso. Anche il padre riposa le spalle dal peso del sacco, appoggiato vicino al camino e comincia a pensare se sia arrivato il momento di aprirlo. Stefania va verso la cucina, meno sporca delle altre stanze, con un piccolo braciere dove bolle dell’acqua e prepara un piatto. L’uomo con la valigetta tira fuori delle carte, le dà da esaminare al nonno, che le guarda con superficialità e le restituisce al proprietario seccato.

- Non me ne andrò di qui fino a quando non le avrai firmate!

- No… non te ne andrai di qui… Il nano scende dalle scale e lancia uno sguardo al nonno.

- Ora la donna è pronta… ma ho dovuto legarla.

Il nonno annuisce. Stefania, con il piatto bollente in mano sale le scale ed anche lei si chiude dietro, con le chiavi che anche lei possiede, la porta della donna. Come entra la donna smette di lamentarsi e l’orologio si ferma.

In un'altra parte della casa si ode il pianto sommesso di un bambino.

 
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mercoledì, 24 settembre 2008 - 11:09
Allucinazioni: sogni
La Perdita

Un’altra bambina esce dalla casa, cammina veloce e decisa. Porge all’anziano col sigaro un astuccio, dove lui ripone la falce del nano.

Chiama Alice e andiamo dentro…

La bambina alza il braccio e con un gesto richiama il terzetto vicino all’albero.

L’uomo che trasporta il sacco, il padre, alza un braccio in risposta e grida:

Ciao! Ciao Stefania!

Sta per correre dalla bambina quando la catena lo scuote e si ricorda di avere un peso da trascinare. Alice, vicino a lui, nota che da sacco esce un ramo sporco d’un liquido scuro. Alice, il padre e l’uomo con la valigetta si muovono per entrare in casa.

Dal secondo piano ancora il lamento della donna. Alice saluta l’uomo con il sigaro, lo chiama nonno. Il nonno sorride ad Alice e la spinge in casa, poi sorride a Stefania e fa cenno a tutti di muoversi: sta arrivando il temporale, spegne il sigaro e guarda il cielo minaccioso.

è tutto pronto.

Sussurra il nano, prima di rotolare all’interno della casa.

Puoi anche lasciare qui il peso del sacco lo farò…

No!

Urla il padre, aggrappandosi con forza alla catena che trascina il sacco terrorizzato all’idea di separarsene.

come vuoi.

Alice coglie un fiore e lo poggia sulle ginocchia della statua all’ingresso.

Per te mamma.

E sono tutti dentro.

 

 
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martedì, 02 settembre 2008 - 00:27
Allucinazioni: sogni
La perdita

Il nero macchinario arriva davanti alla casa e la polvere che sollevava si adagia al suolo. Esce dal veicolo un uomo anziano, ben vestito, con una valigetta in mano. Dalla casa, da cui il battito dell’orologio si espande ovunque, esce un nano, infagottato in un saio e porge all’uomo col sigaro, seduto davanti alla porta un falcetto. L’uomo col sigaro si alza osserva l’ospite ben vestito. L’ospite lo guarda con superiorità e rompe un lungo silenzio:

-          Finalmente ti rivedo. È passato parecchio tempo…

-          Non abbastanza…

Borbotta l’uomo col sigaro in bocca. Le nuvole si fanno più dense all’orizzonte. L’uomo con la valigetta si avvicina all’albero delle fotografie impiccate, dove l’uomo col sacco ed Alice stanno ancora parlando.

-          Zio!

Urla Alice. L’uomo si lascia abbracciare dalla bambina e si avvicina al fratello.

-          Ciao. Ti ricordi di me?

-          In effetti… mi pare di ricordarti… in effetti ho il ricordo del tuo volto… probabilmente ci siamo conosciuti, ne sono sicuro… sono sicuro di ricordarmi che ci siamo conosciuti.

 
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domenica, 13 luglio 2008 - 20:06
Allucinazioni: sogni
La perdita

Una casa abbandonata. Il lato est coperto dall’edera. La statua di una donna, seduta sui gradini d’ingresso, affianco un uomo anziano che dondola su una sedia, fumando il sigaro. Il vento porta nuvole pesanti. Dalla casa proviene il pesante battito di un orologio,  simile ai colpi di una mannaia. Un uomo si avvicina alla casa trascinando un sacco pesante legato ad una catena che cigola ad ogni strappo. Un albero antico, spoglio a cui sono impiccate fotografie di alberi, e sotto ogni albero un nome. Da lontano una nuvola di fumo e un macchinario nero che si avvicina. Dal secondo piano della casa arriva il lamento di una donna.

L’uomo che trascina il sacco si ferma a osservare l’albero e cerca fra le fotografie un nome, che non riesce a trovare. Da dietro l’albero spunta il lembo leggero di un vestito, spaventato l’uomo si sporge per riuscire a vedere a chi appartiene e scopre una bambina addormentata.
- Stefania, sei tu?
La bambina si sveglia e lo guarda.
- Papà! Sono Alice! Ti confondi sempre.
- È vero… mi pare in effetti di ricordare… adesso mi ricordo che tu sei Alice, è vero. E' già arrivato l'ospite?

 
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domenica, 10 febbraio 2008 - 11:26
Allucinazioni: luniverso tangente
Risposta di O.
"L'universo, che altri chiamano la biblioteca, si compone di un numero indefinito, o forse infinito, di esagoni..." Si può entrare in qualcosa di infinito? Esiste un punto dal quale accedere? Non siamo già dentro? se qualcosa è davvero infinito allora siamo già dentro. Oppure no? perchè l'infinito può avere un inizio... quel che conta è che non abbia una fine. Può anche avere una fine ma non deve avere inizio... che sia lontano nel passato o nel futuro, l'inifinito non deve avere più di un punto individuabile. Se tu sei perso in un universo infinito che ha però un inizio, come farai a uscirne? Devi tornare indietro nel passato o indietro nel futuro fino ad arrivare al punto d'inizio o di fine. Ricorda inoltre che la biblioteca, siccome esistono un numero elevatissimo ma finito di combinazioni fra le lettere, per comporre un numero elevatissimo ma finito di parole di senso compiuto o incompiuto, è infinita... ma periodica! Dunque se ripete se stessa un numero infinito di volte deve essere possibile uscire, in uno dei suoi tanti inizi.
 
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